GLI ANDAMENTI DEL MERCATO DEL LAVORO DELL’OVEST MILANO ALLA VIGILIA E DURANTE L’EMERGENZA DA COVID-19

L’analisi dei dati ha messo in luce come l’ultimo anno e mezzo presenta una caratterizzazione alquanto complessa, sia per il sovrapporsi di vari accadimenti di tutto rilievo, sia per il repentino ed inatteso evolversi degli eventi, dopo lo scoppio della pandemia. Per quanto i fenomeni siano tuttora nel pieno del loro svolgimento, già da ora è possibile vedere nei numeri (e nel vissuto di ciascuno di noi) delle conseguenze alquanto pesanti per il territorio (oltre che per l’intero Paese) che, verosimilmente, non tarderanno a generare delle ulteriori ripercussioni sugli andamenti e sulle performance del tessuto produttivo, nonché sulla vita quotidiana e sulle relazioni sociali.
Benchè per stilare un bilancio occorra seguire e monitorare puntualmente gli sviluppi futuri di questa situazione, le informazioni finora disponibili già permettono di portare all’attenzione alcuni elementi di riflessione.
In primo luogo, è emerso come gli impatti dell’emergenza sanitaria si siano esplicitati su un sistema che non aveva ancora recuperato pienamente dalla precedente recessione e che, a prescindere dalla pandemia, stava già imboccando la via del rallentamento, essendo in atto una fase di progressiva perdita di vigore del ciclo economico. Il crollo registrato nei mesi di marzo e di aprile ha ulteriormente enfatizzato ed amplificato questa situazione, accelerando, di fatto, una serie di processi involutivi in atto. Non solo è stato annullato il pur debole spunto di crescita del primo bimestre dell’anno, ma, addirittura, è stata ribaltata la dinamica tendenziale che caratterizzava il territorio.
In seconda istanza, occorre ricordare come i risultati di cui si è discusso vadano inquadrati entro una cornice contraddistinta da alcune condizioni di eccezionalità, consistite nell’attivazione di una serie di provvedimenti straordinari, finalizzati a salvaguardare l’occupazione. Se, da un lato, tutto ciò ha attutito considerevolmente i contraccolpi sull’occupazione in rapporto all’entità della crisi, dall’altro occorrerà capire che situazione si profilerà all’esaurirsi di tali provvedimenti.
Dal punto di vista qualitativo, va poi, osservato come la pandemia da COVID-19 si sia innestata su una situazione caratterizzata – come si legge nell’ultimo Rapporto annuale curato dall’Istat – da una serie di “forti diseguaglianze sociali, più ampie di quelle esistenti al momento della crisi del 2008-2009”. Se il mercato del lavoro e la performance occupazionale costituiscono un importante driver per incidere su di esse, occorre domandarsi quali leve sia possibile attivare in una situazione di presumibile stasi (o, peggio, di arretramento) per evitare che queste si dilatino ulteriormente creando nuove fragilità e nuove emergenze.

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