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Gli andamenti del mercato del lavoro dell’Ovest Milano alla vigilia e durante l’emergenza da COVID-19

Il 2020 è un anno che, sicuramente, sarà ricordato anche in futuro per l’esplosione della pandemia imputabile al coronavirus SARS-CoV-2 e per le sue pesantissime ricadute sulla società e sull’economia a livello globale.
Il virus, responsabile di tutto ciò, appartiene ad un nuovo ceppo mai identificato nell’uomo prima di essere segnalato a Wuhan (Cina) lo scorso dicembre. Esso è la causa di una malattia respiratoria acuta di tipo infettivo – nota come COVID-19 – che, negli scorsi mesi, ha determinato un’impressionante aumento del numero dei decessi e per la quale, al momento, non esistono nè un trattamento specifico, nè, tantomeno, dei vaccini (se non ancora in fase sperimentale).
Benchè i governi nazionali abbiano risposto prontamente all’emergenza sanitaria, in assenza di farmaci mirati, l’unica strategia possibile per contrastarne la diffusione è consistita nell’adozione di un pacchetto di misure preventive, finalizzate a ridurre il più possibile le occasioni di contagio, onde evitare il collasso dei sistemi sanitari. Accanto alle principali norme di igiene, la lotta ha, quindi, dovuto far leva su una serie di restrizioni e di provvedimenti di distanziamento sociale, che sono intervenuti impattando in maniera assai profonda sugli stili di vita, sulle attività lavorative e produttive. Sotto questo profilo, l’Italia ha subito dei contraccolpi molto intensi, essendo stato uno dei primi Paesi, dopo la Cina, a dover fronteggiare la situazione.
Tutto ciò ha, ovviamente, avuto delle forti ripercussioni anche sull’economia dell’Ovest Milano. Con questa nota si è inteso, pertanto, fornire alcuni primi dati e alcuni spunti di riflessione sull’argomento, focalizzando l’attenzione sull’analisi degli impatti occupazionali e delle dinamiche osservate per il mercato del lavoro locale.

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